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Il significato del Presepe

 

(…) Francesco si è allora ritirato dal mondo: egli ha, secondo le parole del biografo Tommaso da Celano, “abbandonato le folle secolari che ogni giorno accorrevano piene di devozione per ascoltarlo e vederlo”. (…)
L’amore di Francesco (…) verso i poveri di cui porta sulle spalle le fascine di legno e i fardelli, verso gli animali – anche le serpi, e soprattutto verso le pecore e gli agnelli di cui egli impedisce la vendita e l’uccisione riscattandoli con il dono del suo mantello -, verso tutte le creature – dai vermi e le api alle messi, alle vigne, ai fiori, alle foreste, alle pitre e ai quattro elementi -.
E la scena del presepe di Greccio corona questo lirico finale.
Possiamo trovare alla fine della vita di Francesco altri movimenti e un’altra orchestrazione. Dopo la “grande tentazione” (forse di abbandonare l’ordine), una lunga calma, in cui si alternano e si mescolano episodi di traboccante tenerezza e di sublimata sofferenza, conduce Francesco attraverso una lenta e interminabile agonia al suo ultimo respiro.
Il primo episodio è il Natale del 1223. Francesco risponde all’invito di uno dei nobili che egli ha toccato, Giovanni Velita, signore di Greccio. Celebrerà la natività in mezzo a grotte ed eremi su una montagna scoscesa. Chiede all’amico di ricostruire il presepe di Betlemme come gli suggerisce la sua immaginazione poetica: “Io desidero ricordare il bimbo che è nato a Betlemme e vedere con i miei occhi carnali le difficoltà della sua infanzia bisognosa, come egli riposò nella mangiatoia, e come, tra il bue e l’asino venne adagiato sul fieno”.
Da ogni parte, la notte di Natale, uomini e donne dei dintorni scalano la montagna con tanti ceri e torce che la notte ne è tutta illuminata. Essi cantano, la foresta effonde le loro voci, le rocce le rimandano. La messa è celebrata. Il santo di Dio è presso il presepe, canta il Vangelo, predica “con la sua voce veemente, con la sua voce dolce, con la sua voce chiara, con la sua voce sonora” e annuncia le ricompense eterne. Uno degli astanti ha una visione: vede improvvisamente il bimbo adagiato nella mangiatoia e Francesco chinarsi su di lui per svegliarlo. Greccio fu una nuova Betlemme. (pag. 52-53)

Il Bambino

In un’epoca che presta poca attenzione al bambino, Francesco e i Minori si iscrivono in una linea di valorizzazione del bambino i cui rappresentanti principali sono stati San Bernardo, circa un secolo prima, e Giacomo di Vitry, contemporaneo (e sostenitore) dei primi Francescani, il quale identifica una categoria di pueri nei suoi Sermones ad status.
Nella lista delle categorie di cristiani della Regula non bullata (XXIII, 7), i bambini compaiono in due occasioni: prima tra le categorie dominate; quindi tra le classi di età infantes, adolescentes, invenes e senes.
Un episodio popolare, quello del presepe di Greccio, ha contribuito alla diffusione del culto di Gesù bambino che, a sua volta, nella promozione del bambino ha giocato un ruolo paragonabile al culto della Vergine per quanto riguarda la donna. (pag. 148)

Da “San Francesco d’Assisi” di Jacques Le Goff, Ed. Laterza, 2003